Compagnie Dylan Dog & Corto Maltese

Venezia 13/08/15
84.200, i metri che separano Bologna (o per meglio dire Vado) da Firenze; 652, i metri che fortunatamente ogni giorno puntavano in discesa; 582,5 i metri che sfortunatamente ogni giorno bisognava fare in salita; venticinque, i kili degli zaini che, stoici come pietre, schiacciavano le nostre spalle a terra; otto, i componenti di questa moderna armata Brancaleone; sette, le tappe e gl’interminabili giorni di cammino; quattro, i pesanti litri d’acqua, ormai calda; tre, le tende lasciate li ad appesantire gli zaini; due, le mappe a indicare il cammino, e infine, una, la meta: Firenze, ed una la via, lunga e dritta come un fuso, tra nuvole e terra, su per le montagne e giù per le valli.DSC00007
Il cammino degli Dei e uno stretto solco di ciottoli chiari che divide l’Italia in due, scavato tra le rocce roventi e i verdi boschi dell’appenino. I primi a constatare che i buoi e i carri procedessero più velocemente su strada che tra i rovi e le sterpaglie furono i romani, e fu cosi che un bel giorno del 187 a.C. costruirono la Flaminia militare.
Circa duemila anni dopo arrivò un’allegra compagnia di scouts considerò una buona idea camminare dodici ore al giorno sotto al sole per sette giorni, per vedere come gli alberi, i ruscelli, i prati fioriti e un infinito numero di borghi medievali hanno deciso di decorare quel luogo infinito e il suo continuo susseguirsi di sassi e rocce che collegano le due città più calde di questo paese di santi appesi sul calendario.
Al giorno d’oggi, molti sostengono che il modo migliore di viaggiare sia raggiungere due punti fissi su una cartina nel modo più veloce possibile, il che parrebbe una mentalità da Google maps, ma secondo me non c’è modo migliore di capire cosa significa strada, se non percorrendola kilometro per kilometro, metro per metro.

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Sulla strada, impari la fatica, capisci l’impegno e comprendi veramente cosa vuol dire essere soddisfatti, sì perché, dopo un giorno fatto di passi dopo altri passi, quando sei sulla cima del monte e la strada percorsa si staglia di fronte a te, la vedi viva, fatta di paesaggi, di suoni, di pause e di parole, e ti senti pieno, completo.
Certo ovviamente, finché non ti giri e vedi tutta la strada che ti toccherà fare il giorno dopo.
E la qualche ingiuria pesante esce, anche se non vuoi.
Cosa più importante, per strada conosci qualcosa di nuovo.
Ma non sono mai incontri fortuiti, destinati a essere dimenticati, quando ti viene presentato qualcosa dalla strada, te lo ricordi per la vita; per esempio non ti immagineresti mai che a Bologna, ad accoglierti ai cancelli di prato Margherita, le cicale innamorate, ti abbiano organizzato un concerto a milleuno strumenti, una ronzante melodia cacofonica di cicale, li a accompagnare il valzer di un rinfrescante alito estivo all’ombra delle querce, vedessi che querce e faggi, e tigli! Tutti imperlati da brillanti esoscheletri di cicale.DSC00078
Si la strada era lunga, ma ad ogni meta si faceva la conoscenza di qualcosa esperienze nuove, e noi di tappe ne abbiamo fatte: Vado-Sasso rosso, proprio sulla punta della montagna, li, la sera, sopra di noi gli astri, ad uno ad uno, nascevano, prendendo vita, dipingendo nella volta celeste, pallidi disegni di costellazioni, sotto il candido sguardo della luna.
Il giorno dopo, in cima al monte, la mattina i raggi del sole indagavano la bruma andando a scoprire le curve dell’appenino, rivelando boschi, prati e borghi; tingendo il paesaggio di tutte le sfumature del verde, da quello più chiaro a quello più intenso.
Sasso rosso-Pian di balestra, dove, un po’ per l’atmosfera , un po’ per la stanchezza, sembrava che il bosco notturno si riempisse di scintillanti fuochi fatui, quasi, come se le lucciole, d’accordo con le stelle, avessero deciso di estendere i confini del cielo fino alle nostre tende.
Pian di balestra-Monte di fò dove si trova il più vasto cimitero tedesco in Italia, a passo della Futa, una cupa spirale di silenziosa pietra arenaria, dove l’erba verde era tempestata dalla miriade di lapidi di soldati caduti chi per la patria, chi per una ragione o per uno scopo.
Sono i luoghi come questo, dove ti rendi conto che per qualunque scelta tu faccia nella vita, giusta o sbagliata, ogni uomo nasce e alla fine muore come qualsiasi altro. E nonostante una voce bisbigli: “il soldato numero 436 del quadrante 10 era sicuramente un nazista” e solo uno il sentimento che ti riempie l’anima, non odio, non rancore, ma pietà.DSC00115
Pietà per chi anche combattendo sul fronte sbagliato, perse l’opportunità di continuare la sua vita, la strada ci ha anche insegnato che la guerra è un vero mostro che inghiotte qualsiasi cosa.
Monte di fò-Galliano, dove l’afosa strada s’immergeva tra le tortuose colline e la macchia toscana. I raggi del sole di mezzogiorno facevano brillare le selve smeraldo tra i pascoli brulli, mentre si udivano i suoni e i rumori delle montagne: un fruscio tra il frumento, il vento tra le fronde e l’acuto richiamo di un falco in lontananza.
Galliano-Bosco ai frati, dove proprio questi, condivisero il loro cibo e le loro diciotto bottiglie d’acqua Panna con noi, l’ospitalità si comprende a pieno solo dopo una camminata di cinque ore e con lo stomaco vuoto.
Bosco ai frati-Monte senario, s’impara che il bello sta subito dopo l’eccitazione dell’arrivo, quando tutto è più calmo, si è tutti in cerchio, e la mia stella continuava a crescere fulgida, tra la Via Lattea e la cintura d’Orione, all’ingenuo suono delle canzoni di De André, suonate attorno a una lanterna, accompagnate dalla fresca brezza, che accarezzava dolcemente le creste degli appennini.DSC00160
E infine Monte senario-Firenze, io a Firenze c’ero già stato, ma vedendo la cupola del Brunelleschi tra i due colli di Fiesole, circondati da pascoli verdi, il mio animo si è scosso, la gioia e l’eccitazione nel vedere la nostra meta, placida sotto il sole, mi hanno dato la spinta per arrivarci, anche se ormai la stanchezza si faceva una compagna di strada sempre più ingombrante.
E poi a Firenze, la sera, cosa vuoi fare se non festeggiare, e allora via: buon cibo e chitarra;DSC00201 è magico come le note, nascano ad una ad una dalla chitarra, unite, ben disposte e a tempo formando rumori, suoni e canzoni di unione e speranza, queste, cantate in cerchio esprimono la felicità dell’arrivo la gioia di essere insieme e la tristezza di dover ripartire finendo prima o poi per lasciarci.
Marco Tullio Cicerone disse: ”storia maestra di vita”, ma dopo questa piccola avventura direi che è più corretto: “Strada maestra di vita”.
Buona strada.

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